È notizia recente la scadenza e l’imminente eliminazione in Italia di dosi di vaccini H1N1 per 7 milioni di euro. Di poche settimane fa l’indagine del Bureau of Investigative Journalism pubblicata sul Bmj che svelerebbe un quadro di cattiva gestione della pandemia da parte di Oms con pesanti conflitti di interesse e scarse evidenze scientifiche a supporto delle indicazioni date alle autorità internazionali.
Indagine che fa seguito alla denuncia della Commissione Salute del Consiglio d’Europa che poneva l’attenzione sul giro d’affari della pandemia stimato in 7 mld di dollari.
Oms ha risposto alle critiche mosse, con il supporto di una parte della stampa scientifica (tra cui Nature), sul fronte tecnico e negando ogni volontà a vantaggio di alcuna azienda.
Il tema ruota attorno alla modifica della definizione Oms di pandemia e al denunciato conflitto di interessi tra i membri del comitato d’emergenza e le aziende produttrici di vaccini ed antivirali.
Certamente non aiuta l’opacità con cui Oms sta ancora coprendo tali nominativi in attesa che la pandemia termini (?), ma anche senza conoscere i nomi si può affermare che questi conflitti ci sono perché Oms ha bisogno di contare su esperti, ed i principali (e più capaci) esperti collaborano costantemente con l’industria. Questo è vero a tutti i livelli ed in ogni ambito del mondo clinico e sarebbe forse utile aprire una riflessione su come rivedere i rapporti diretti e finanziari tra Key Opinion Leader e aziende: istituzione di filtri, enti terzi cuscinetto, le soluzioni sono diverse e ciascuna sarebbe ben accetta e utile per riaccreditare opinion leader troppo spesso chiaccherati.
Ma in fondo il principale danno che questa sbandierata pandemia ha arrecato è al concetto stesso di vaccino. “Al lupo! Al lupo!” gridava ogni sera il giovane burlone – in un exempla attribuito ad Esopo – prendendosi gioco degli altri pastori che dormivano. Fino a quando il lupo arrivò davvero, nessuno gli credette e pastore e pecorelle vennero mangiate.
Di epidemie e pandemie “letali” ci stiamo abituando ad averne una nuova ogni anno. Dalla “mucca pazza” all’aviaria alla suina: le influenze fanno ormai parte del nostro quotidiano. E ogni anno generano maggiore scetticismo, critiche e ricavi. Il vaccino è una entità complessa: biologicamente e dal punto di vista della percezione. Il rapporto rischio/beneficio è complesso da valutare e comprendere: facile evidenziarne il rischio, difficile il beneficio. Con allarmi ripetuti e campagne poco convinte (come quella realizzata dal Governo) si rischia perciò di minare la fiducia in questo fondamentale presidio clinico.
Dopo la tempesta H1N1, per i vaccini è tutto da rifare: c’è da riconquistare la fiducia delle istituzioni, della classe medica e soprattutto della popolazione. E con questo risultato ci perdono anche quelle aziende che su ricerca e produzione di vaccini hanno basato parte del proprio business e che secondo una recente indagine KeyStone 2 italiani su 3 ritengono, non a torto, responsabili di questo ennesimo falso allarme. Perciò, indipendentemente dalle conclusioni delle inchieste, l’auspicio è che ci sia in futuro più rispetto da parte di tutti per lo straordinario dono che, non senza difficoltà e dolore, Edward Jenner ha voluto farci ormai più di tre secoli orsono.
Francesco Macchia
Direttore Editoriale