Flussi e apprendisti
Uno che di dinamiche sociali se ne intende, Giuseppe De Rita, ha sostenuto che questo è il momento dei flussi. L’ha fatto in una delle ultime tavole rotonde promosse dall’Italian Health Policy Brief, dedicata alla crisi del modello italiano di welfare, ormai destinato all’insostenibilità odierna (e ancor più tendenziale) soprattutto a causa dell’impossibilità di allocare nuove risorse in ambito sanità e previdenza. Siamo investiti e governati da flussi: il flusso finanziario che domina sui voleri nazionali, quello delle migrazioni umane, culturali ed etniche, quello del tempo che fa invecchiare noi e i sistemi che davamo per duraturi. Non esistono più sistemi stabili di riferimento, il welfare traballa e la politica si rivela incapace di fissare gli elementi, di elaborare linee guida. Il momento dei flussi è l’ultima contingenza cronologica della crisi.
La forza dell’instabilità presente, sembra suggerire il Presidente del CENSIS, costringe decisori politici, leader economici e ideatori di modelli, a un nuovo realismo che lui stesso ha definito di un “sistema gestibile quotidianamente”. Ma chi oggi ha le caratteristiche per gestire la quotidianità cogliendo la sfida dei flussi, dei cambiamenti repentini? Chi è in grado di affrontare il momento volatile senza cercare di cristallizzare in un nuovo modello ciò che già domani potrebbe essere probabilmente differente? Quali sono le caratteristiche umane e professionali del politico, dell’esperto in sanità, dell’imprenditore farmaceutico, in un momento di così ampie incertezze e di così ristrette stabilità?
Il tema delle caratteristiche umane in momenti di crisi non è nuovo, ovviamente. Gli attenti analisti newyorchesi di Strategy+Business in un recente numero della rivista edita da Booz & Company hanno costruito una serie di scenari per rispondere alla domanda: quale sarà l’imprevedibile futuro delle big pharma? Scenari che sono a portata di mano solo di quelle aziende che sapranno rimettersi completamente in gioco, svincolate dal fardello di quello che erano. L’unico management buono, dicono nella Big Apple, é quello che ha il sangue cosi freddo da non aver paura dell’incertezza.
Rainer Maria Rilke, celebre poeta austriaco, aveva scritto mentre l’Europa stava per essere sconvolta dalla Prima Guerra Mondiale: sarebbe ora che tornassimo ad essere apprendisti, ora che tutte le cose cambiano. Ecco: il futuro é degli apprendisti. Di chi sarà in grado di accettare la sfida implicita dei flussi e dell’incertezza di sistemi non più funzionanti. Saper imparare: ecco il modello. Fondamentale per chi vive. Valido per chi legifera, utile per chi concerta, essenziale per chi produce.
Walter Gatti
AboutPharma and Medical Devices